Suonala Ancora Max

Chi vi parla, tendenzialmente, non è un amante del blues, quindi le parole che seguiranno avranno maggior forza. Mi riferisco all’esibizione, lo scorso mercoledì 7 settembre allo Chez Peppotto di Padova, per la rassegna organizzata dal Padova Jazz Club, di Max Lazzarin (piano e voce) assieme alla Barrelhouse Jazz Band, con Andrea Boschetti al banjo/ukulele, Giacomo Scanavini al sousafono, Mattia Martorano al violino e Riccardo Pajo alla batteria. In programma un “viaggio senza ritorno” nella New Orleans passata e presente.

Si parte con un Jelly Roll Morton, per poi andare su canti nativi della Louisiana e canzoni militari sudiste. Subito dopo, una carrellata entusiasmante di autori come Dr. John, Professor Longhair, James Booker, Jon Cleary, Henry Butler, Robert Johnson e Hank Williams. Insomma, in quanto ad atmosfere e colori, veramente di che saziarsi. Anche perché quella di Lazzarin non è una semplice voce blues, ma un whisky stagionato con passione che scivola senza soluzione di continuità dall’ugola ai tasti del piano, in sonorità mai sentite, che sbocciano come fiori in un giardino fatato di racconti e ricordi.

Lasciando veramente da parte la forse un po’ stucchevole retorica dell’alcool, c’è da dire che con Max Lazzarin e gli ispirati musicisti della Barrelhouse ho avuto veramente l’impressione di entrare in una fornitissima e accogliente birreria, dove un sapiente mescitore mi ha condotto attraverso etichette, profumi e sensazioni una diversa dall’altra, dalla più divertente alla più nostalgica. E non ho problemi a spendere la parola “poesia”, perché un pianoforte collegato in presa diretta con la gola di chi lo suona,  in grado di disegnare nella mente di chi ascolta un mondo di storie americane narrate accanto al fuoco, di certo mi evoca nomi da Walt Whitman a Charles Bukowski, e scusata se è poco.

Bravissimi anche i compagni di viaggio (stavo per dire “di sbronze”) del nostro superbo pianista narratore: Boschetti, sempre preciso nelle sue pennellate ora al banjo, ora all’ukulele; Martorano, con le sue accentature manouche; Scanavini, intento a garantire una costante base armonica capace anche di intenso protagonismo melodico; e Pajo, sempre divertentissimo nelle sue istrioniche evoluzioni percussive. Insomma: un mondo di frastuoni, sussurri e pulsazioni che mi hanno fatto viaggiare fischiettando e ondeggiando dalla prima all’ultima canzone.

Filippo Albertin

~ di Filippo Albertin su settembre 12, 2011.

2 Risposte to “Suonala Ancora Max”

  1. Avvisate “Ella&Lui” – aka W2WAI – quando sonerà ancora … pliiiiiiiise🙂
    A noi il blues piace immensamente!
    luigi

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