Leni Stern, il Blues della Sabbia

Africa Project, recita l’esibizione di ieri sera alla Locanda Valmolin della brava Leni Stern & afroband; ma di un continente nero ampliato, direi io, ad atmosfere ora berbere, ora addirittura da pub londinese. Un jazz appena accennato, sonnolento, fumoso, eppure ispirato e luminescente, colto in un crepitacolo di pulsazioni da tenda tuareg, e in certi punti vicinissimo all’ancheggiare automatico e inesorabilmente ritmato di odalische in una notturna danza del ventre. Musicisti esperti, che sembrano però nostrani nel tono cronicamente amicale, di chi ti conosce da una vita, pur arrivando dalle più remote province di terre lontanissime, sabbiose e arse. Evoluzioni di chitarra a lume di candela, che somigliano, incredibilmente, a un sitar, a un danzare curvi attorno al fuoco con gli occhi semichiusi. Insomma, ieri sera il concerto ce lo siamo veramente gustato, battuta per battuta, come si farebbe sorseggiando una birra di quelle dal retrogusto molto fruttato. Un folk-jazz, chiamiamolo così, capace di suonare (e risuonare, ed echeggiare) privo di qualsiasi banalità. Cosa rara, di questi tempi.

See also: http://www.lenistern.com/home/index.html

Filippo Albertin
filippoalbertin [at] gmail.com

~ di Filippo Albertin su novembre 27, 2010.

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