Venezze Jazz Festival 2010: Semplicemente, Buster Williams Quartet

Ieri, presso il Conservatorio F. Venezze di Rovigo, secondo appuntamento con il grande Jazz. Un contrabbassista veramente d’eccezione, Buster Williams, affiancato da un altrettanto pregevole gruppo di musicisti, anch’essi rigorosamente afroamericani: Mark Gross ai fiati (nel nostro caso, varie pezzature di sassofono), Eric Reed al piano e Hunter McClenty Jr. alla batteria.

Difficile recensire un concerto del genere, dove non si capisce quale degli strumentisti possa essere definito migliore degli altri per bravura e stile. Se dovessi riassumere in tre sostantivi questa performance del Buster Williams Quartet, utilizzerei quelli che secondo me meglio rappresentano il carattere e l’arte dei neri d’America: istinto, umiltà e talento. Nelle loro esecuzioni tutto è perfettamente rigoroso, composto, quasi inserito in una cornice di timidezza, oltre che in una forma di innegabile eleganza formale. Ma questa eleganza non è espressione di una forzatura, di un intervenire occidentalizzato volto a plasmare la rovente istintualità africana, bensì di un’appartenenza culturale alla pura gioia dell’esibirsi, che è appunto umile esposizione di un talento nel descrivere emozioni. Non per niente, essa sfocia nel virtuosismo più stupefacente, pulitissimo anche nelle evoluzioni complesse, e in una fantasia musicale straordinariamente identificabile nell’idea stessa di improvvisazione jazzistica.

Insomma, ieri sera ho ascoltato veramente della grande musica. Ho riconosciuto, nel tocco pianistico (così come nelle stesse melodie) del raffinato Eric Reed, echi e citazioni trasversalmente estese nel tempo e nello spazio geografico, fino addirittura a toccare il più apparentemente improbabile Beethoven. Mi sono entusiasmato nell’ascoltare attentamente i disegni sonori di Mark Gross, impeccabili e poetici da tutte le angolazioni, dal forte al piano, dal grande al piccolo, e poi ancora dal minuscolo al gigantesco, passando per ogni possibile sfumatura ottenibile dallo strumento. E ancora una volta mi sono stupito di fronte alla capacità di un batterista come McClenty, che ti trasforma una banale pulsazione iniziale nel germe ispiratore di un’intero monumento al ritmo come concetto musicale autonomo.

Infine, il contrabbasso del nostro protagonista. Un suono fascinoso, dolce e ruvido nel contempo, appunto disciplinato dalla sua funzione di impalcatura armonica, sempre immobile e sempre in movimento, eppure capace di improvvisi guizzi, aggressioni non violente alle corde, effetti di sottofondo, divertimenti in forma di solletico e carezze, il tutto culminante, ieri, in un assolo che ricorderò, così mutevole e variegato da riassumere in sé stesso tutta la storia della musica occidentale e non occidentale.

Ancora un grazie al direttore artistico della rassegna, Marco Tamburini, per averci regalato una serata così speciale. E ovviamente: alla prossima.

http://www.busterwilliams.com

Filippo Albertin
http://philgeekplace.vox.com
filippoalbertin [at] gmail [dot] com

~ di Filippo Albertin su marzo 12, 2010.

2 Risposte to “Venezze Jazz Festival 2010: Semplicemente, Buster Williams Quartet”

  1. Non c’ero ma questa recensione mi ha trasmesso la sensazione di esserci🙂

  2. Ma bene!!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: