Lo Swing Italico degli Alma Swing

In un mondo che corre sempre più freneticamente verso filosofie e intrattenimenti confezionati in pillole, l’estetica del retrò sembra offrire un rifugio estetico e intellettuale paradossalmente tra i più moderni e aperti alla sperimentazione. Ed è con questa sensazione di “memoria e sentimento ritrovati nella modernità” che commento l’ultimo album degli Alma Swing, presentato ieri sera a Padova nella prestigiosa cornice del Caffè Pedrocchi, di fronte a un numeroso pubblico di tutte le età.
Django en Italie è un lavoro che porta con sé la bellezza delle cose che funzionano, e l’efficacia, superiore, delle idee semplici e spontanee. In questo caso l’intento è preciso: unire il puro divertimento dello stile franco-gitano manouche alle note di famose canzoni italiane degli anni d’oro, con qualche fuori programma autografo in rima con l’atmosfera. Risultato: un album fresco, godibile, appunto impregnato di divertimento e punteggiato d’amore e ironia, che restituisce alla musica la capacità di regalarci un sorriso appena svegli, il disteso languore di ricordi cinematografici gustati in poltrona, la sensazione di ascoltare sonorità che ci arrivano attraverso grammofoni e vecchie radio.
Si passa dall’intramontabile Tornerai (la J’attendrai logicamente graffiata di swing, come la voleva appunto Reinhardt) alla più recente Spaghetti a Detroit, passando per gli standard krameriani Amore Fermati e Donna, fino alle ritmatissime Mille Lire al Mese, Baciami Piccina, per poi sconfinare piacevolmente in interpretazioni inedite di Guarda che Luna, Tu Si’ ‘Na Cosa Grande, Sono Ricco, Parla Più Piano, e il brano autografo Blues Stereophonique, evocante automatismi in bianco e nero alla Buster Keaton. Il tutto, ovviamente, servito con salse e spezie tipiche di quel jazz “hot” che costituisce la cifra stilistica primaria della band.
Mi sento di consigliare Django en Italie ad ascoltatori che sanno struggersi al profumo di un buon vino, così come della Cocoina e del Tamarindo, e a ragazze (di ogni età) che, come violini e chitarre, siano capaci di restituire ritmo e melodia se abilmente sollecitate da carezze e pizzicotti, e a chiunque si ostina a usare ancora oggi schiuma da barba mentolata, borotalco e acqua di colonia. Insomma, questo CD — pardon, questo “disco” — è per tutti voi che non potete fare a meno di tuffarvi nella piscina dei ricordi, sentendovi, tornati a galla, terribilmente giovani.
Filippo Albertin

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Due Caffè con gli Alma Swing « Rovigo Jazz Club Blog ha detto questo su Luglio 26, 2009 a 9:50 am |